Si pensa che il massiccio edificio del Duomo sia stato costruito al disopra del tempio di Giove Atabirio, nel 1096 dal vescovo Gerlando. Essa è stata fondata alla fine dell'XI secolo dal vescovo Gerlando. Preceduta da un ampia gradinata si caratterizza per il compatto campanile incompiuto del XV secolo.
Il massiccio prospetto principale è di stile barocco e lo fiancheggia una torre campanaria a base quadrata fatta costruire dal canonico Giovanni Montaperto e rimasta incompiuta.
Presenta sul lato sud due ordini di monofore cieche gotico-catalane e al di sopra un balcone dalla grande arcata ogivale con ornati a zig-zag.
Resti della primitiva chiesa sono visibili sul fianco destro, che come quello sinistro, è stato sottoposto a radicali restauri dopo che la frana del 1966 ne aveva compromesso la staticità.
Nell'interno, a croce latina, i restauri del 1912 hanno ricondotto la prima sezione del piedicroce alle forme medievali, a tre navate divise da arcate ogivali su alti pilastri ottagonali.
La copertura è a travature scoperte (circa 1518), tutta decorata con figure di santi e di vescovi e con stemmi gentilizi, anche in periodi successivi; pure le finestre sono state riportate alla primitiva forma gotica.
Il soffitto è diviso in tre campanate, di stili diversi, dovuti ai rifacimenti del '500 e del '600.
La campanata occidentale è a capriate di legno scoperte e dipinte; le pitture riproducono varie figure di Santi. La campanata centrale del rifacimento spagnolo è a cassettoni dorati, al centro dei quali si nota una colossale aquila bicipite, pure dorata, stemma dei principi aragonesi.
Con Mons. Francesco Gisulfo fu prolungata la navata centrale di circa 20 m e vennero costruiti un'immensa abside ed il coro, che in seguito furono arricchiti da innumerevoli stucchi dorati di stile barocco.
Nell'ala destra del transetto si apre la piccola cappella di San Gerlando, con un portale gotico finemente sagomato, nella quale si custodisce ciò che resta dell'arca di San Gerlando, depauperato da ripetuti furti; nell'abside destra, una statua marmorea della Madonna con il Bambino.
Nel presbiterio decorato da stucchi e affreschi barocchi si verifica il singolare fenomeno acustico del portavoce: chi si collochi sulla curva dell'abside ode ciò che dice una persona collocata all'ingresso della chiesa.
Nella navata sinistra si apre con una bella arcata gotica la cappella De Marinis: a sinistra il sepolcro di Gaspare De Marinis; nella parete di fondo, Madonna col Bambino e Santi.
Altri monumenti sepolcrali sono stati ricollocati nella navata sinistra dopo i radicali restauri.
Nella sagrestia si trova il tesoro della Cattedrale; tra cui ricordiamo due teke bizantine con smalto su metallo, contenenti reliquie di Santi e un prezioso pastorale di avorio con episodi biblici ed un altro rivestito in argento appartenuto a San Gerlando.
Inoltre vi sono dei magnifici paramenti sacri ricamati in oro zecchino e tempestati da innumerevoli gemme e pietre preziose e vari dipinti tra cui la Madonna col Bambino attribuita a Guido Reni.
Quest'ultima è circondata da una cornice di tartaruga intarsiata e raffigura la Madonna nell'atto di sorreggere con un braccio il Bambino abbandonato in un sonno profondo.
Nell'archivio della Cattedrale è conservata la cosiddetta "Lettera del Diavolo" inserita in un manoscritto contenente la vita di Suor Maria Crocifissa, alla quale la lettera sarebbe stata diretta.